Deontologia: se l’adempimento di cortesia non va a buon fine l’avvocato non è sanzionabile

Un avvocato era stato sanzionato dal suo Ordine per non aver assecondato la “preghiera” dell’ufficio di ritrasmettere un messaggio a conferma della ricezione del fax di avviso della conclusione delle indagini ex art. 415 bis del codice di procedura penale.
Secondo il capo di imputazione – scaturente dalla segnalazione della Procura – il difensore sarebbe venuto meno al dovere di correttezza per avere fornito recapiti telefonici e mezzi di comunicazione (fax) rivelatisi inidonei ad effettuare notifiche da parte dell’Autorità Giudiziaria.
A seguito dell’impugnazione del provvedimento disciplinare di sospensione, il Consiglio Nazionale Forense, nel ricostruire la vicenda, ha premesso che “l’art. 415 bis c.p.p. parla di “notifica” dell’avviso della conclusione delle indagini e non di comunicazione ed, in ogni caso, ritenuto che il difensore, nella fattispecie non abbia obbligo di reperibilità, se il fax non offre adeguata certezza, l’obbligo dell’Ufficio di notificare, magari a mezzo ufficiale giudiziario come avvenuto il 20.3.13 – non può trasformarsi in negligenza deontologicamente rilevante del difensore, solo perché era fuori studio al momento della telefonata, o la sua risposta a mezzo fax non è pervenuta o non è stata inserita nel relativo fascicolo” e, nel merito, con la pronuncia depositata in data 1.6.2017, ha annullato la sanzione inflitta dal COA di Milano.
Significativa, però, è l’affermazione per la quale “la “preghiera” di ritrasmettere il messaggio a conferma della sua ricezione rientra in un giusto spirito di collaborazione fra “magistratura” ed avvocatura, ma se lo strumento utilizzato non dà i risultati sperati da entrambe le parti, si deve adempiere alla disposizione di legge con la “notifica” e non con l’incolpazione del difensore”.
In ogni caso, quindi, il mancato adempimento ad una cortesia o ad una preghiera non appare ex se sanzionabile.