Codice della Strada: infrazione del terzo alla guida, si all’opposizione del proprietario solo se identificato l’effettivo conducente

Il proprietario di un’autovettura propone opposizione al verbale con cui gli è stata contestata la violazione dell’art. 142, comma 8, c.d.s. (limiti di velocità) e, parallelamente, gli viene intimato di procedere alla comunicazione dei propri dati personali, nonché della patente di guida del conducente. Il Giudice di Pace e successivamente il Tribunale di Roma respingevano l’opposizione al verbale; pertanto, il proprietario dell’autovettura propone ricorso per cassazione sostenendo di aver adempiuto alla comunicazione dei dati del conducente ex art. 126-bis c.d.s. (patente a punti) a mezzo di raccomandata A.R..
La Suprema Corte, con la pronuncia n. 25593 depositata l’11 dicembre scorso (link sentenza), conferma il principio applicato dai Giudici di merito muovendo dall’assunto secondo cui dalla comunicazione inviata non risulta identificabile l’autore della violazione contestata, poiché il ricorrente non è stato in grado di risalire all’effettivo conducente al momento dell’infrazione.
Perciò, corretta è stata l’applicazione del principio, nei precedenti gradi di giudizio, in base al quale “in tema di violazioni di norme del codice della strada, il proprietario del veicolo, in quanto responsabile della circolazione dello stesso nei confronti della P.A. o dei terzi, è tenuto sempre a conoscere l’identità dei soggetti ai quali affida la conduzione e, di conseguenza, a comunicare tale identità all’autorità amministrativa che gliene faccia legittima richiesta, al fine di contestare un’infrazione amministrativa”, diversamente, “risponde a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento (del veicolo)”.