Recupero crediti professionali dal cliente: intervento della cassazione a sezioni unite, le azioni a disposizione dell’avvocato

Con ricorso ex art. 702-bis cpc, un avvocato si rivolge al Tribunale di Civitavecchia per ottenere la condanna di una sua cliente il pagamento dei compensi professionali per una serie di attività svolte – su mandato della stessa – presso il Tribunale di Roma.
Il Tribunale fissa con ordinanza l’udienza collegiale (considerando, così, il ricorso come introdotto ex art. 14 D.lgs. 150/11).
L’attore allora chiede la revoca dell’ordinanza di fissazione dell’udienza collegiale argomentando che il ricorso era stato introdotto come procedimento sommario ordinario.
Revocata l’ordinanza, il Tribunale fissa una nuova udienza di comparizione da tenersi in composizione monocratica. Si costituisce, quindi, la convenuta eccependo la prescrizione parziale del credito, l’incompetenza per territorio e chiedendo in subordine la riduzione del credito stesso.
Con successiva ordinanza, il Tribunale dichiara inammissibile il ricorso statuendo che il Tribunale competente a dirimere la controversia, a norma dell’art. 14 D.lgs. 150/11, è quello di Roma perché lì si è svolta l’attività professionale dell’avvocato e ritenendo che lo speciale procedimento di cui all’art. 14 D.lgs. 150/11 non trova applicazione laddove si verifica un ampliamento del thema decidendum (a seguito delle eccezioni sollevate da convenuto) che va oltre la semplice determinazione degli onorari.
Contro tale ordinanza, l’attore ha proposto regolamento di competenza chiedendo l’attribuzione di competenza al Tribunale di Civitavecchia e sostenendo di aver introdotto il ricorso per procedimento sommario ordinario al quale si applica la regola dell’art.18 cpc per cui, essendo la convenuta residente a Cerveteri, la competenza andava radicata proprio a Civitavecchia.
Assegnato il ricorso alla Sesta Sezione Civile, i giudici di piazza Cavour, accortisi dell’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia, rimettono il procedimento al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite.
Con la sentenza del 23 febbraio 2018, n. 4485, le Sezioni Unite chiariscono i termini della vicenda, delineano i procedimenti di recupero del credito da prestazione professionale dell’avvocato e risolvono i contrasti giurisprudenziali tra le sezioni semplici.
Viene infatti definitivamente esclusa, per gli avvocati, la possibilità di ricorrere all’azione di cui all’art.28 L.794/42 introducendola con il rito ordinario o con il procedimento sommario ordinario. Secondo la sentenza in esame, infatti, la controversia avente ad oggetto il pagamento dei compensi all’avvocato viene sempre introdotta col rito sommario speciale di cui all’art. 14 D.lgs. 150/11, cioè con il ricorso ex art. 702-bis cpc.
Col medesimo rito si deve trattare il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo avente medesimo oggetto (nel caso il professionista opti per il ricorso per ingiunzione di pagamento per ottenere il pagamento dei suoi compensi). Non inficia all’applicazione del rito sommario speciale ogni eventuale contestazione sollevata in ordine all‘an debeatur.
Nel caso di specie, però, la corte sfrutta l’occasione anche per definire le eccezioni che possono giustificare una trattazione con rito diverso. Ciò accade quando il convenuto proponga una domanda riconvenzionale che non può essere trattata col rito sommario in quanto non passibile di istruzione sommaria. In tal caso la domanda de quo sarà trattata col rito applicabile alla stessa in ossequio all’art. 40 III co. cpc. Ancora, si applicano gli artt. 34, 35 e 36 del codice di rito quando la domanda nuova solleva una questione di competenza per ragioni di connessione.