Furto di notte, l’aggravante va valutata caso per caso

L’imputato ricorre in Cassazione per denunciare la pronuncia con cui la Corte di Appello di Trento, nel confermare la responsabilità penale per furto aggravato per minorata difesa, aveva riconosciuto la sussistenza dell’aggravante sul mero dato che la condotta fosse stata posta in essere nottetempo, senza considerare le particolari circostanze del caso concreto.

I giudici di legittimità, con la sentenza del 5 aprile 2018 n. 15214, confermano l’orientamento prevalente secondo cui, poiché il fondamento dell’aggravante in esame risiede nella considerazione in termini di maggior disvalore della condotta lì dove l’agente approfitti, attraverso un meditato calcolo, delle possibilità di facilitazione dell’azione delittuosa offerte dal particolare contesto in cui l’azione verrà a svolgersi, “la valutazione della sussistenza dell’aggravante va operata dal giudice, caso per caso, valorizzando situazioni che abbiano ridotto o comunque ostacolato, cioè reso più difficile, la difesa del soggetto passivo, pur senza renderla del tutto o quasi impossibile, agevolando in concreto la commissione del reato”.

È, dunque, necessario accertare in concreto, piuttosto che sulla base di una condizione astrattamente considerata, se le circostanze in, cui si è verificato il fatto abbiano effettivamente favorito la commissione del reato, per cui è necessario individuare ed indicare in motivazione tutte quelle ragioni che consentano di ritenere che in una determinata situazione si sia in concreto realizzata una diminuita capacità di difesa sia pubblica che privata.

Nel caso concreto, la Corte territoriale aveva ritenuto che non potesse considerarsi alla stregua di una sorveglianza programmata la percezione, del tutto casuale, dei rumori in strada da parte di un cugino della vittima, che abitava al secondo piano dello stabile in cui si trovava il negozio in cui si era tentato il furto. Ma – spiegano i giudici di piazza Cavour – “si tratta di motivazione in cui non si è considerato se, in concreto, il tempo di notte avesse comportato un difetto di vigilanza da parte del proprietario, né quali fossero le condizioni che consentissero, attraverso una complessiva valutazione, di ritenere in concreto realizzata una diminuita capacità di difesa sia pubblica che privata, come si desume dall’essersi ignorato che nel capo d’imputazione fosse contestato un tentativo di accesso all’esercizio commerciale mediante sfondamento della porta d’accesso con un piccone”.

La decisione della Corte di Appello di Trento è stata, quindi, annullata.